Ci mettiamo in cammino...in questa serata un po’ speciale … è buio fuori e forse anche un po’ dentro di noi. Ci provoca un po’ di inquietudine l’addentrarci per una strada poco illuminata che ci condurrà a una meta ... E’ un buio che può farci paura…temendo di mettere i piedi nel posto sbagliato… eppure è questa spesso la sensazione che viviamo in certi giorni, quando sentiamo la fatica di procedere, quando i problemi e le difficoltà, le incertezze per il futuro, ci fanno vivere questa stessa sensazione di buio nella nostra vita, nel nostro cuore…e ci sembra di non sapere dove vanno i nostri passi…
Ma questa sera non siamo soli, in questa fatica, in questo buio…c’è un amica, una compagna di strada che camminerà con noi… con te..si, proprio con te…
È Bertilla, una giovane che non ha fatto niente di straordinario, niente che apparisse agli occhi degli altri come strepitoso … eppure … la sua vita ha illuminato e continua ad illuminare…
Incontrandola si ha come l’impressione che la sua vita avesse il gusto di una esistenza piena, bella, realizzata nella semplicità di un quotidiano, che non è poi tanto diverso dal nostro!
Sì, lei è una Santa ha detto la Chiesa...ma per noi..è semplicemente e sorprendentemente, una giovane in cammino…un amica che vogliamo conoscere…e scoprire il segreto che ha fatto della sua vita una scia luminosa, una stella che brilla nel tempo e nella storia, da un continente all’altro…perché l’Amore non ha confini!!!
Giovane: Chi sei ? Chi sei che parli nel silenzio, che abiti i deserti del mio cuore, che canti nella notte e mi aspetti oltre ogni porta che si apre… oltre ogni rumore…oltre ogni silenzio
Chi sei? E io, chi sono io?
Vaso fragile, di creta, impastato di paure e di speranze, che sempre mi nascondo e non faccio che sfuggire dal tuo sguardo. Chi sono io davanti a te?
Bertilla: Ho sentito le tue domande, ho visto la tua solitudine, la tua inquietudine…
anch’io ho vissuto le stesse domande..e ho trovato la risposta…e desidero che anche tu la scopra!
Ti racconto un po la mia storia così ci conosciamo:
sono nata qui a Brendola, il 6 ottobre 1888. Vengo da una famiglia di contadini, gente semplice che lavorava la terra e conosceva il sole e il freddo. Mio padre era un uomo buono ma aveva un carattere scuro. C’erano giorni in cui tornava dal campo che era già notte. Il babbo si sedeva sulla panca dell’uscio e mi chiamava a sé. Io correvo e gli sfilavo gli stivali, poi li mettevo ad asciugare vicino alla stufa. Non troppo, però, altrimenti la fiamma avrebbe rovinato le suole e papà si sarebbe arrabbiato: “Cosa fai, Annetta!”, avrebbe urlato, facendomi piangere. Dovevo stare attenta a ogni piccolo gesto, perché la sua voce grossa mi spaventava. Per fortuna c’erano le braccia della mamma, alle quali tornavo per farmi consolare. Mamma era la mia gioia, io ero la sua: “Guai a me se non avessi il conforto di questa figlia!”, l’avevo sentita dire, e il cuore mi si era riempito di piacere. Era stata lei a insegnarmi le preghiere. Io avevo imparato in fretta…
Lasciati incontrare da lei..senza timore..è un ottima amica…e vedrai che avrete tante cose da dirvi lungo il cammino.
Allora.. si parte!!!! che il silenzio di questa notte e la luce di Bertilla parlino al tuo cuore!!!
la strada ci insegna …: mettersi in cammino
significa raggiungere ogni giorno una mèta nuova. C’è una voce che ci chiama, è Dio che ci vuol far capire il senso profondo della nostra vita, abbandonando la nostra sicurezza e le nostre abitudini.
Giovane: mi sono ritrovato cristiano senza averlo deciso. I miei genitori hanno pensato che fosse un bene per me… Una volta questo non faceva problema, oggi su questo dato io e i miei amici ci interroghiamo: perché restare cristiani? Ma Cristiani si è o si diventa?
Bertilla: io il Battesimo l’ho ricevuto qui, in questa Chiesa, presso questo fonte battesimale. Anche se ero piccola, avevo solo 10 giorni… e non ricordo nulla, so che quel momento ha cambiato la mia vita…. ho ricevuto la fede, un dono che poi la mia mamma pazientemente mi ha aiutato a vivere facendolo crescere…imparando a conoscere Gesù e a farlo diventare davvero importante per la mia vita. Di una cosa sola ero davvero certa: di quanto Gesù mi amava e che io nella mia povertà e a volte incapacità, con Gesù avrei potuto fare tutto!!!!
la strada ci insegna…: la fedeltà alla strada
significa che la strada è fedele ed esige fedeltà, anche se può sembrare troppo lunga o difficile. Bisogna fidarsi della strada nella certezza che non tradisce.
Giovane: Chi sono? Sono io veramente ciò che gli altri dicono di me?
O sono soltanto ciò che io stesso conosco di me? Inquieto, pieno di nostalgia, malato come uccello in gabbia, bramoso di aria come mi strangolassero alla gola, affamato di colori, di fiori, di voci di uccelli, assetato di parole buone, di umana compagnia, agitato per l’attesa di grandi cose, preoccupato e impotente per gli amici infinitamente lontani, stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare, spossato e pronto a prendere congedo da ogni cosa? Chi sono? Questo sono o sono quello? Sono oggi uno, domani un’altro? Sono io l’uno e l’altro insieme? Chi sono?
Bertilla: A te, giovane che non senti Dio, ma solo un'insoddisfazione senza nome: non correre a colmarla con il vuoto di mille cose che non saziano, custodiscila, proteggila.
E da' ascolto alla tua ansia, non soffocare la paura: il loro nome è desiderio del Dio ignoto.
Beati gli insoddisfatti, perché diventeranno cercatori di tesori.
Dove c'è vuoto, fame, mancanza, lascia che si apra una breccia, non cercare di colmarla subito: è fame di Dio. Mi rivolgo a te, che hai domande e non certezze piantate nel cuore.
Vivi le tue domande, esse sono già Parola di Dio per te.
Anna Francesca ha sentito chiara la voce di Dio il giorno della sua Prima Comunione. Lo racconta lei stessa a una giovane che le esprimeva il desiderio di entrare in Noviziato: Anche a me Gesù ha parlato il giorno della prima santa comunione. Ritornata al mio posto mi sono sentita proprio che il Signore mi ha detto: fatti Suora, ti voglio un giorno mia sposa. Dire il vero allora non capivo cosa volesse dire, ho conservato tutto nel mio cuore ed ho pregato la Madonna e tutto ho detto che pensi Lei…”
Questo segreto lo custodisce nel cuore finché lo manifesta al suo direttore spirituale che riconosce in lei la vocazione e la incoraggia. Il suo parroco, invece, subito la distoglie da questo proposito, poi ricredutosi pensa: “… Solamente le brave e le intelligenti possono consacrarsi a Dio? Ci sarà anche la casa da spazzare, le patate da mondare … ebbene bisogna occuparsi per vedere il buon spirito, al resto ci penserà il buon Dio!” Lo stesso prete ebbe a dire quando Anna Francesca entrò tra le Suore Dorotee: “ La Boscardin era piccola davanti al mondo, ma era grande davanti a Dio, e quella si farà santa!”
la strada ci insegna…: stupore e sorpresa
camminare a piedi aiuta a guardare e vedere metro per metro la strada. Si scoprono sempre nuovi orizzonti e si impone il silenzio per ascoltare la maestosa sinfonia del creato. Nasce il desiderio della preghiera, si scopre un nuovo linguaggio: quello senza parole.
Giovane: Ma Bertilla, come faccio? Alle volte mi trovo così, preso da mille preoccupazioni, gli impegni, lo studio, le amicizie che spesso diventano complicate e non so più come uscirne … Come faccio a dare senso a quello che vivo, a quello che sogno?
Come posso dare ascolto alle domande che mi porto dentro e che spesso nemmeno io capisco.. .forse mi complicano solo la vita?
Bertilla: ma non hai ancora capito? Non guardare solo con gli occhi… guarda con il cuore… è questa la chiave segreta per la felicità!
Gesù ha stabilito la carità come segno distintivo dei suoi discepoli, e Bertilla è così fedele a questo insegnamento da diventare lei stessa un distintivo vivente, infatti viene definita “angelo di carità”. La caratteristica distintiva degli apostoli, dei veri cristiani di ogni tempo è dunque l’amore.
Bertilla non si sofferma a fare dei bei pensieri spirituali sulla carità, ma scende subito al pratico, fedele al suo principio che l’amore si dimostra con i fatti. Scrive nel suo diario: “Ad imitazione di Gesù aver sete d’amore per Lui ed amarlo alla prova, con i fatti, soffrendo, dissimulando tranquillamente; dobbiamo aver sete della salvezza delle anime che ci circondano, dando il buon esempio con le nostre parole, con il nostro contegno e pregando e compatendo…”
Bertilla:
Queste le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità. Ma di tutte più grande è la carità.
Oh, l’Amore una virtù eccellente, rara, nuovissima!
l’Amore non ha che un solo occhio, quello dell’amore.
l’Amore non guarda confine, non sente mai limitazione.
l’Amore assapora ogni piccolo atto e lo condisce ineffabilmente e lo rende meraviglioso, gigante.
l’Amore è la fiaccola nella buia notte, il sole nel cammino della vita, la stella del mare.
l’Amore ci faccia tutti a tutto.
la strada ci insegna…: l’incontro con gli altri
la strada abbatte le divisioni e, nella semplicità delle cose, avvicina gli altri e li fa scoprire simili e capaci di capirsi e di aiutarsi. Si ha bisogno degli altri; bisogna così diventare «mendicanti» e sentirsi dipendenti dalle persone.
Giovane: le notizie degli ultimi mesi non sono certo incoraggianti: guerre, calamità naturali, immoralità ci pongono quotidianamente di fronte al problema del male e della sofferenza. L’unica domanda a cui manca la risposta è: perché? Ma tu, Bertilla, che hai vissuto la tua vita sempre tra gli ammalati e i feriti di guerra, tu, che risposta hai trovato alle tue domande?
Bertilla: fin da giovane io ho conosciuto cosa vuol dire soffrire. Il mio papà aveva un carattere cupo e geloso e tante volte reagiva in modo violento e ci faceva piangere. Quante lacrime versate accanto alla mia mamma, donna mite e buona! E in ospedale tra gli ammalati, quante volte mi sono chiesta anche io perché tutto quel soffrire? Poi guardavo Gesù Crocifisso e pensavo che Lui la croce l’aveva portata prima di me e allora trovavo la forza di fare qualunque sacrificio allegramente, anche quello che mi pesava, tutto solo per amore di Gesù….E vedevo Gesù negli ammalati, nei sofferenti, nelle mie consorelle e mi sembrava che la sofferenza di Gesù potesse dare senso a tutto quel dolore….. E Gesù ha fatto crescere in me la pazienza, la fortezza, la compassione e la comprensione di fronte alle sofferenze altrui. Allora ho smesso di chiedere “perché” e ho imparato a fidarmi di Lui e del suo amore per ogni creatura.
la strada ci insegna…: andare fino in fondo
quando la strada diventa pesante, quando si mette a piovere, quando si fa buio, quando lo zaino diventa sempre più ingombrante, quando il sudore ci bagna da capo a piedi, quando cioè ci sembra di essere arrivati allo stremo delle forze, allora è il momento buono per spremere da noi stessi ancora le risorse che ci portiamo dentro. La strada ci insegna a non abdicare mai, nemmeno con noi stessi.
Giovane: Senti Bertilla, ma dimmi qual è stato il tuo segreto? Cosa o chi ti ha aiutato a diventare quello che ora sei?
Bertilla: La mia mamma è stata per me un grande modello di fede e di preghiera, ma l’esempio più grande l’ho ricevuto da un’altra madre, la “mamma bella”, come mi piaceva chiamarla, la mamma di Gesù….la Madonna. Lei era il mio modello, il mio aiuto…. Ricorrevo a Lei spessissimo nella giornata, cercavo di imitare le sue virtù, di abbandonandomi tutta nelle sue braccia e nel suo cuore, affidavo a Lei tutti i miei bisogni e la supplicavo che mi aiutasse ad amare tanto Gesù e a cambiare vita…a farmi santa!
la strada ci insegna… l’ incontro con Dio
nella strada, l’occasione di preghiera ritorna spesso e in modi diversi, e diventa una vera scuola. Si cammina in silenzio, e la vastità della natura diventa cattedrale che fa da cornice e aiuta a riflettere. La contemplazione e il silenzio mettono addosso il bisogno di una conversione totale, di una nascita nuova che solo Dio può operare.
Giovane: ma allora, fammi capire…..anche io posso diventare santo?
Bertilla: La santità non è un lusso, qualcosa di riservato a pochi, ma la vocazione normale di tutti i battezzati… e non ci sono solo i santi noti e famosi, perché ce ne sono tanti il cui nome è noto solo a Dio. La santità è un’occasione offerta a tutti! Dio chiama alla santità ogni persona che viene al mondo; Egli ha un piano, un progetto d’amore su ciascuno di noi. In Cristo Gesù ognuno è chiamato alla santità, cioè a vivere in comunione con Dio e ad aprirsi ai fratelli, attraverso un percorso personale e creativo. C’è una sola vocazione che è comune a tutti: è proprio la vocazione alla santità! Io lo dicevo spesso: “Voglio farmi santa….per condurre a Gesù tante anime!”
“Noi siamo sicuri che la nostra santa nasconde nella sua umile fortezza un messaggio che è per tutti, un messaggio urgente da gridare nell’oggi della vita e della storia: la santità ci chiama a proclamarla non dagli altari delle nostre devozioni, ma nei tabernacoli nascosti nelle case e nelle strade della gente. Questo, semplicemente questo, abbiamo scoperto nell’imprevedibile santità di Bertilla; “Santi della vita e non degli altari”, c’è scritto da qualche parte nel suo diario sgualcito nascosto nel grembiule dei giorni feriali; questa è per noi la provocazione più grande, l’inaudita consegna che la Santa di Brendola continua a farci imperterrita dal suo cielo di panni sporchi e malattia.
Ora sappiamo chi sei tu Bertilla, ma la sfida grande è scoprire chi siamo noi in questa nostra via dei carri, in questa vita di tutti i giorni che speriamo possa portarci dove sei tu Bertilla che, nel Dio di Gesù Cristo, hai trasformato la vita in Santità!
(i giovani che hanno realizzato il musical sulla sua vita)