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Esercizi Spirituali del 1914
[dalle prediche]
Per vincere le tentazioni bisogna prima di tutto stare lontano dalle occasioni, perché altrimenti si vorrebbe tentare Iddio. Indi, preghiere, penitenza e coll’uso frequente delle giaculatorie.
[PROPOSITI]
I – Esame particolare sull’esattezza, specialmente la santa meditazione e gli esami e a tutte le pratiche di pietà.
II – Fare tutto sempre in compagnia di Maria, la mia cara Mamma; indi domandare permesso a Lei, chiedere a Lei se è contenta, e voler fare [in] tutto, a qualunque costo, quello che Lei vuole.
ESAME PRATICO.
I - Doveri verso Dio.
Pratiche giornaliere di pietà:
Preghiere vocali – Esami – Meditazione.
Confessione: umiltà, schiettezza, dolore.
Comunione: fede, umiltà, amore.
[II] - Doveri verso il prossimo.
Verso i Superiori: spirito di fede, obbedienza; sottomissione u-mile senza giudizi, semplicità, confidenza.
[III] - Doveri verso se stessa:
Modestia del corpo – custodia del cuore e se l’affetto fu tutto di Dio – se si nega niente alla voce Divina.
Indi esame sui tre voti – col libretto delle S. Regole in mano e vedere punto per punto lentamente e ad ogni mancanza si faccia succedere un atto di dolore.
IL VOTO DI POVERTÀ
Si manca al voto ogni volta che dispongo di qualche cosa di valore senza licenza.
Una gugliata di refe, un ago, una penna, un foglio di carta, insomma non posso disporre proprio di niente senza commettere peccato veniale; neppure cambiare una sedia da un posto all’altro , un libro, un abito, perchè questi sono atti proprietari; invece io sono povera, non ho proprio niente. Posso tutto con la licenza.
La licenza si può chiamare di tre sorta.
Espressa, tacita, immaginaria.
Tacita, per esempio chiedo di aggiustarmi le calze e mi [si] dice di sì; con questo permesso posso solo domandare a chi ha in consegna il cotone, i ferri, insomma tutto quello che mi fa bisogno, tranquillamente perché ho licenza.
Immaginaria quando ho un bisogno urgentissimo e non posso domandare e mi preme subito, posso farlo; dopo poi mi resta l’obbligo a riferirlo più presto possibile.
DEL VOTO DELL’OBBEDIENZA
Manco al voto quando mi ordinano in virtù di santa obbedienza, e con espressioni simili; in questo caso manco gravemente; in tutto il resto il voto resta sempre intatto. Manco alla virtù dell’obbedienza, quando non ho lo spirito di fede, cioè non vedo Gesù Cristo in tutti i miei Superiori.
L’obbedienza deve essere pronta, cioè subito senza fermarsi neppure per un istante, allegra, senza muovere parola e, pensando che è meglio così, voler ad ogni costo sottomettere la mia volontà, il mio giudizio, pensando ai vantaggi e all’esempio di Gesù mio Maestro, mia guida, mio tutto.
DEL VOTO DI CASTITÀ
Per il voto di castità manco quando volontariamente penso, o desidero cose del tutto contrarie alla bella virtù. Per mantenere bello, candido, freschissimo questo bel giglio, debbo essere scrupolosamente vigilante a mortificare tutti i miei sensi, così, senza una necessità evidente, non debbo mai toccare nessuno, neppure fra Sorelle. Niente baci. Insomma pensare che debbo essere un Angelo col corpo; perciò debbo essere devotissima a Maria Immacolata, chiamarla in tutti i miei bisogni, avere tanta confidenza, amarla tanto, e più di tutto fare ogni sforzo per imitare le Sue sublimi virtù, specialmente l’obbedienza e l’umiltà che la resero così cara a Gesù.
RICORDI DEI SANTI ESERCIZI
Gesù per modello.
Iddio per fine.
Maria per aiuto.
Io per sacrificio
1. Vuol dire: adoperare per un altro luogo o scopo ciò che è stato destinato dai Superiori per un luogo o per uno scopo determinato. |